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"Il Tempo Fluido" di T. Manco

 

A cavallo del secolo la fonte principale delle idee sul tempo, lo spazio e il movimento fu, infatti, la filosofia di Henri Bergson(.... ). La coscienza ha una forma temporale, non spaziale, e per questo non può essere analizzata con gli strumenti della scienza, che tendono a ritagliare la realtà per inquadrarla e dissezionarla: solo ciò che si colloca nello spazio può essere ritagliato. Il tempo della coscienza – la “durata reale” – ha una forma continua che non può essere frammentata in istanti discreti equivalenti.  Il  passato,  infatti,  viene  continuamente  accumulato  facendo  sì  che  i segmenti di tempo non siano mai omogenei tra loro. Ogni istante successivo è ricco di tutti gli istanti precedenti e la durata indica proprio il permanere del tempo nel tempo, la sua densità. La realtà interiore viene così intesa da Bergson come un flusso di coscienza dal quale non si possono ritagliare dei pezzi, dato che ogni momento è presente anche in quello successivo. (..). Secondo Bergson, per poter rappresentare una realtà indivisibile come  quella  interiore,  al posto  dei  concetti si  devono  utilizzare  le  immagini e  le metafore, strumenti letterari più che scientifici. Ne L’evoluzione creatrice Bergson elimina la distinzione tra “tempo reale” interiore e realtà esteriore collocata nello spazio, sostenendo che anche al di sotto della realtà materiale, quella esterna alla coscienza, vi sia un principio vitalistico simile a quello dell’interiorità, rappresentato dal movimento(...).

La realtà, essendo in continuo cambiamento, diviene un fatto indivisibile come il flusso di coscienza, che non ha momenti separati o distinti, e le sue parti non iniziano e non finiscono, ma ognuna di esse si prolunga e continua se stessa in tutte le altre. La materia è energia, e l’energia è la forma in cui si esprime il movimento (...).

Muybridge e Marey studiarono il movimento atomizzandolo attraverso serie di fotogrammi e Marey chiamò questo nuovo metodo “cronofotografia”, ovvero letteralmente “fotografia del tempo”. Bergson che conosceva Marey (..)per spiegare il meccanismo con cui la coscienza elabora il perenne divenire del reale prende a modello proprio il funzionamento del cinematografo (....)

Secondo il viaggiatore nel tempo, infatti, sono proprio strumenti come la cronofotografia e il metodo grafico ad aver reso visibile ed evidente l’esistenza della quarta dimensione e la sua percorribilità.

La time-lapse cinematography, ad esempio, veniva utilizzata per mostrare il movimento e il tempo vitale normalmente invisibile a occhio nudo delle piante e dei cristalli, mentre la high speed  cinematography, progettata  per  rendere  visibili  movimenti troppo  veloci per essere percepiti dall’occhio umano, poteva mostrare il tempo enormemente dilatato della traiettoria di un proiettile. Queste tecniche cinematografiche, combinate alle altrettanto nuove tecnologie dei raggi X e dell’ultramicroscopio, gettarono uno sguardo anche sul tempo dell’interiorità e dell’infinitamente piccolo, mostrando all’occhio moderno l’instabilità e la fluidità di una materia brulicante di tempo. Una volta che il tempo iniziò ad essere concepito come fisico, mutevole e malleabile, le cronofotografie e il cinematografo fornirono infatti una straordinaria rappresentazione della sua flessibilità e del suo fluire, dando forma visibile a una nuova e misteriosa dimensione, quella “quarta dimensione” evocata ed esplorata dalle teorie e dalla pratiche moderniste.

1.2. Il viaggio nell’immagine del tempo: H. G. Wells

 La macchina per pensare il tempo

 La “quarta dimensione” rappresentata dalle immagini scientifiche del movimento figurava lo spazio-tempo come un’entità elastica e plasmabile attraversata da corpi rarefatti e fantasmatici. L’immagine di questa temporalità densa, sia fisica che mentale, nella quale il tempo si spazializza come in una pellicola continuamente percorribile dallo sguardo, divenne a cavallo del secolo un topos ricorrente nella narrativa di H. G. Wells. Gli anni Novanta dell’Ottocento, la decade di maggiore fermento nel mondo delle  immagini  in  movimento,  furono  anche  il  periodo  in  cui  lo  scrittore  inglese pubblicò  le  sue  storie  di  fantascienza  più  importanti.  Molte  narrazioni  di  Wells apparvero inizialmente sulla stampa, sia nella forma racconto che in quella di romanzo a puntate, dove spesso vennero pubblicate accanto ad articoli di divulgazione scientifica sull’analisi del movimento di fenomeni artificiali e naturali. Questi servizi erano accompagnati  da  serie  fotografiche  che  ne  illustravano  i  soggetti,  ad  esempio  la traiettoria delle pallottole o il formarsi e il cadere di una goccia d’acqua...

Secondo il viaggiatore nel tempo, infatti, sono proprio strumenti come la cronofotografia e il metodo grafico ad aver reso visibile ed evidente l’esistenza della quarta dimensione e la sua percorribilità

Questa  sorta  di spazializzazione del tempo  realizzata  dalla  cronofotografia e  dagli strumenti di inscrizione grafica è ciò che permette al protagonista di pensare il tempo come un aspetto della realtà percorribile fisicamente come accade nelle altre tre dimensioni (....). La memoria appare così come un proiettore in grado di materializzare eventi lontani nel tempo  e nello  spazio,  mentre la  macchina capace di viaggiare  nel tempo  possiede dunque le caratteristiche principali del dispositivo cinematografico. Come sottolinea Epstein, «senza di essa [la macchina per pensare il tempo], non vedremmo nulla, e dunque non comprenderemmo nulla, di ciò che può essere materialmente un tempo cinquantamila volte più rapido o quattro volte più lento di quello in cui viviamo».

 

Tratto da "LO SCHERMO PENETRANTE"

Il cinema scientifico e la cultura modernista di Tamaro  Manco                                                                             Dottorato di ricerca ed analisi del testo, 2009-2010                                                                                                     Università di Bergamo

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